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martedì 17 giugno 2008

L'arte di ascoltare

Sappiamo tutti che alla base della buona comunicazione c’è la capacità di ascoltare.
E siamo tutti convinti di esserne capaci.

Sicuri? Sicurissimi? Sempre? Anche quando andiamo di corsa? Anche quando stiamo leggendo una mail, rispondendo al telefono e ci arriva un sms?

E quando siamo concentrati sul nostro interlocutore, riusciamo a tenere ferma la mente e a non pensare a cosa gli risponderemo tra poco?

Ascoltare è molto diverso da “sentire. E’ molto lontano anche da “rispondere”, lontanissimo da “replicare”. L’opposto di “discutere”.

E allora vale la pena di fare un po’ di ordine, e di raccogliere qualche consiglio, una check list che ci serva a verificare quanto e quando stiamo veramente ascoltando.

Ascolto attivo significa:

sospendere i giudizi, non definire l'interlocutore o quello che dice. Dobbiamo solo seguire il suo pensiero, ascoltate per capire e non per giudicare;

osservare ed ascoltare, raccogliendo tutte le informazioni necessarie sulla situazione contingente;

mettersi nei panni dell'altro, cercare di assumere il punto di vista del proprio interlocutore e condividendo le sensazioni che manifesta;

verificare la comprensione, facendo domande, parafrasando, chiarendo, riassumendo ciò che abbiamo capito o gli aspetti concreti di ciò che l’interlocutore ci ha detto.

Marianella Sclavi ha scritto queste divertenti ''Sette Regole dell'Arte di Ascoltare'':
1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.

2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.

3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.

4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi.

5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti,perché incongruenti con le proprie certezze.

6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione interpersonale. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.

7. Per divenire esperto nell'arte di ascoltare devi adottare un metodo umoristico. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l'umorismo viene da sè.

E per finire una carrellata sulle cattive abitudini (e pessima educazione) per riconoscere a colpo d'occhio di quelli che non ascoltano:
interrompono
saltano alle conclusioni
finiscono la frase al posto vostro
cambiano argomento di frequente
non fanno attenzione al linguaggio del corpo
non rispondono a ciò che gli avete detto
non fanno domande e non danno un feedback
cercano di convincervi con la logica
ridicolizzano
interpretano
consolano
danno ordini
mettono in guardia
vi fanno la predica.

Naturalmente queste sono cattive abitudini degli altri, non nostre... vero?

1 commento:

Business Speak Ltd ha detto...

Did I listen today?

What I had to say in the conversation was not important. My own thoughts, my own feelings, my own attitude was not important. Important was the other person and what he had to say. But then that person made me think. Our conversation left me wanting to do things. I left with more questions than I started with. Questions for further discussions.

Why do we forget that what we think and say is of no great consequence? So much that we have to speak louder than the rest because the other person can't hear us. If he wants to hear us!
Why are we no longer at peace with ourselves that we can stop, breath, relax and open our senses?
Why do we always have to say something?

Has anyone ever noticed that those who have things to say speak slowly and quietly? And that those who have something to say, write it well. Merci for this entry.

Frank

I write this in France. Written at half time, France vs. Italy, 0:1
Why can't the Italians listen and understand that we want to progress to the quarter finals? You, deservedly, beat us in 2006!!